Irene Soave

settanta

In le parole di oggi on 17 Dicembre 2009 at 9:25 pm

Qui chi non terrorizza
si ammala di terrore

“Ma non siamo agli anni Settanta“. Era il titolo, stamattina, dei commenti su La Stampa e Il Sole 24 ore,  e il sottotesto più o meno esplicito, più o meno rassicurante, di quasi tutti i commenti sulle altre testate. Non siamo agli anni Settanta, ma due chili di gelatina di dinamite sono esplosi, ieri, in un corridoio sotterraneo della Bocconi, con tanto di citazione del “Bombarolo” di De Andrè. La scelta dell’obiettivo, la scuola della “futura classe dei padroni”, ricorda un attentato in particolare: quello alla torinese Scuola di Amministrazione Aziendale, proprio trent’anni fa. Era l’11 dicembre 1979, e un gruppo di Prima Linea fece irruzione nella Saa di via Ventimiglia, sparando sui duecento studenti e gambizzandone dieci.
   Un gruppo terroristico pericoloso: ma meno di Facebook, secondo il presidente del Senato Schifani. “Si leggono dei veri e propri inni all’istigazione alla violenza. Negli anni Settanta, che pure furono pericolosi, non c’erano questi momenti aggregativi che ci sono su questi siti. Così si rischia di autoalimentare l’odio che alligna in alcune frange”. Un paragone che per chiunque usi davvero Facebook fa sorridere, ma neanche poi tanto: si rischia di vedere in ogni boutade da bar un’apologia di reato, e in qualsiasi conato di opposizione un modo di fomentare il famoso, anzi famigerato “clima d’odio”.
   Fortuna che il Presidente del Consiglio, che ha lasciato oggi l’ospedale San Raffaele con 15 giorni di prognosi, ci pensa lui ad abbassare i toni, invitando all’amore contro l’odio e dichiarando “se cambia il clima, il mio dolore non sarà inutile“. E, come ha detto al fondatore del San Raffaele don Luigi Verzè che lo ha incontrato lunedì, perdonando. Settanta volte sette.

il matto

In le parole di oggi on 13 Dicembre 2009 at 8:06 pm

The awful daring of a moment’s surrender
Which an age of prudence can never retract

Sarebbe un disagiato mentale l’uomo che oggi pomeriggio, alla fine del comizio del presidente del consiglio in piazza del Duomo a Milano, ha aggredito Silvio Berlusconi scagliandogli in faccia un pugno, o forse un oggetto pesante (pare una statuetta del Duomo in pietra), e rompendogli due denti. Si chiama Massimo Tartaglia, ha 42 anni ed è un grafico di Cesano Boscone. Il suo nome era sconosciuto agli agenti della Digos, che ora lo stanno sentendo e stanno perquisendo casa sua. Parlando con gli investigatori ha ammesso di essere in cura psichiatrica al Policlinico di Milano da dieci anni. Su Facebook ha già più di 10.000 fans.

nero italiano

In le parole di oggi on 13 Dicembre 2009 at 9:11 am

nero su nero si avvicina il mattino…

Nero su bianco, pagare in nero, vedere tutto nero. Un film noir, un buco nero, incazzato nero. Una pagina nera della storia, una pagina nera del campionato. Si dice nero, non negro. E’ natu ‘nu ccriatur’, è nato niro, ‘a mamma ‘o chiamma Ciro, sissignore ‘o chiamma Ciro (vedere a questo proposito il povero Ferrara sotto torchio per la sua Juve scadente di questi giorni). Il nero, si sa, va bene su tutto: la parola di oggi però è una sua particolare sfumatura, il nero italiano. Sorvolo in fretta sul buon Corona incazzato nero che sferra pugni a Matrix perchè di essere italiano lui si vergogna, e per fortuna che dai giornali di questa settimana si è levato un grido unanime, caro Corona, “anche noi“.
   Poi ci sono i  “black bloc“, in gita a Copenhagen per il summit Onu sul clima. Ieri sono stati quasi mille i fermi di polizia quasi tutti rilasciati oggi. Oltre a quelli del giorno prima – tra i fermati anche sette italiani, e il figlio di Massimo Cacciari - che marciavano pacificamente, ma sono stati arrestati a titolo preventivo. E scontri con la polizia ci sono stati anche ieri a Milano, nel corteo (autorizzato) degli antagonisti per il quarantennale di Piazza Fontana. In mancanza di una sentenza che metta nero su bianco i nomi dei colpevoli, ancora mai scritta in quarant’anni, resta il bianco e nero dei filmati che da quarant’anni si rivedono in tv. Nel frattempo la tv è diventata digitale, abbiamo internet e colori al plasma, eppure siamo ancora a rivedere gli stessi filmati, sempre uguali e ogni anno sempre più vecchi, perchè ancora i mandanti della strage non hanno un nome. Filmati che i tg trasmettono stancamente, conditi dal solito clichè della “pagina nera” della storia d’Italia, ma senza mai dire, nemmeno en passant, che la responsabilità accertata di Piazza Fontana fu del movimento di estrema destra Ordine Nuovo (qui la voce su Wikipedia, che non nomina piazza Fontana ed è vagamente agiografica, perchè?) con la connivenza di una parte dei servizi segreti. Queste cose ieri non le ho sentite in nessun tg, a parte il tg3.
   “Nero”, infine, si dice “nero” e non ”negro”: così vuole il politically correct della lingua italiana, adottando un uso americano che nel paese della schiavitù e delle lotte per i diritti civili aveva un senso, qui da noi mah.  Balotelli in nazionale lo vuole il 70% dei lettori di Repubblica, vedi sondaggio. Dopo “Non ci sono negri italiani” i tifosi nei bar e su facebook passano a ”Non lo fischiamo perchè è nero, ma perchè è uno stronzo”. Un importante distinguo, introdotto forbendosi la bocca con la parola “nero” da quelli che sentono di più il peso dei tabù linguistici. Sarà. La lettera  su Repubblica di Pap Khouma, italiano nero, o negro, o marron, racconta tutta un’altra storia, molto più quotidiana e tignosa, e questa sì fa vergognare un po’.