Irene Soave

Archive for the ‘femminile plurale’ Category

più realista del re (2)

In femminile plurale, luoghi comuni on 7 marzo 2010 at 12:48 pm

Dai, per una donna è facile trovare lavoro… ti vesti un po’ carina, ti metti magari una gonna e il colloquio andrà bene. Al liceo eravamo tutte donne, ovviamente non si andava d’accordo, perchè c’era molta competizione, non è come nelle classi tutte di maschi. Cioè certo che se io avessi le cosce così grosse non metterei una minigonna. Beh che male c’è, a lui piacciono le donne, quelle lo fanno di mestiere, e poi è sempre meglio andare col presidente del consiglio che con il signor rossi che ti carica in strada. Ha un culo che fa provincia. Cioè quando vedi le venticinquenni andare con uomini molto più grandi capisci tutto. Chi si loda si imbroda. Il miglior ornamento di una donna è la sua modestia. Ohi, calmati, hai le tue cose? Ieri ho mangiato come una vacca. Diciamo che non è proprio una modella. Come fa uno così a stare con lei? Donna al volante pericolo costante. Quella lì ha veramente la lingua lunga, chissà chi si crede di essere. Quella ha una voglia di c… che glie la leggi in faccia. Beh se l’è cercata. E’ carina, ma non si valorizza. E’ un cesso, ma si tira sempre giù da gara. Se la tira. Le amicizie femminili durano solo finchè arriva un uomo. Gli stranieri vengono qui e violentano le nostre donne. Tutti la vogliono, nessuno se la piglia. Dai, non facciamo gli ipocriti, le donne certe cose le guardano, la macchina bella, lo stipendio, lo stile di vita. E’ frigida. Certo che Antonella Clerici poteva anche dimagrire prima di fare il festival, con quei vestiti pareva il tendone del circo Togni. Se avessi avuto diciassette anni mi ci sarei messo pure io in fila per quella lì, si sapeva che andava con tutti.

il solito trans trans

In femminile plurale, in altre parole on 2 novembre 2009 at 6:40 pm

Sì, la settimana è ricominciata e si parla ancora di trans. Nemmeno il titolo di questo post è una trovata originale, ma vabbè. Volevo solo citare (va bene, è l’ultima citazione di questo blog che sembra vivere solo più di parole altrui) la chiusa di un articolo di Natalia Aspesi, su Repubblica di stamattina. Utile e brillante, potrebbe riappacificare più di una lettrice con il proprio selvatico lato maschile, e donarle un piccolo punto nella quotidiana guerra interiore che ciascuna di noi combatte con la vecchia bella del liceo.

<Oggi, dice Rossi Barilli, “il trans può costruirsi secondo l’immaginario erotico degli uomini, offrirsi al loro desiderio profondo”. Le signore trasecolano, ci rimangono molto male: ma come, non le volevano esili, soffici, tenere, levigate, persino piccine, quasi infantili, insomma femminili, e loro per ansia di piacere, a dieta, a far ginnastica, ad ammorbidirsi e depilarsi ovunque; e poi si scopre che quel che sognano in segreto i loro innamorati sono donnone grandi e muscolose, con seni enormi e contundenti, consentita la barba e la voce profonda, soprattutto indispensabile quella parte del corpo che con tutta la buona volontà di accontentare i gusti degli uomini, proprio si ostina a mancare.>>

la guerra di piero

In al posto del cuore, femminile plurale, luoghi comuni on 29 ottobre 2009 at 11:20 am

ma sarebbe peggio essere tradita con una donna o con una trans? a tavola sul tram in classe le domande si sprecano, ma è peggio andarci con l’auto blu, a puttane, o portarsele a palazzo? ma in una trans un uomo che cosa cerca? tette e cameratismo. perchè le donne di oggi sono peggio degli uomini. la trans ti da’ il brivido della trasgressione ma la sicurezza che in fondo stai andando con una donna. certo che queste trans, se guadagnano 10.000 euro a botta. Eccetera. Sento dire un sacco di cazzate, e una sola che condivido, e l’ha detta Marrazzo: per favore, non mi rovinate. Non mi rovinate il desiderio, l’amore, la gioia di piacere, di essere desiderata. Io non voglio pensare che il sesso a pagamento sia la variante di “chi può”, e che appena uno ha un grammo di successo si arreda la vita di zoccole. Come se una donna normale fosse un surrogato per perdenti, per poveri, per persone dalla vita grigia.

shemale

In femminile plurale, in altre parole on 28 ottobre 2009 at 9:31 pm

trans_america2trans_riccione

Una cosa è cantare l’amata. Un’altra, ahimè,
quell’occulto, colpevole Dio-fiume del sangue
.
Quello che lei riconosce da lontano, il suo ragazzo, anche lui
che ne sa del Signor del piacere, che sovente da lui solitario
prima ancora che lei placasse, spesso come se neanche esistesse
levava il capo divino, gocciolante di chissà che imperscrutabile
per chiamare la notte a tumulto infinito.

[…]
Non gli viene da te, ahimè, nè da sua madre
quello spasmo d’attesa che è nell’arco delle sue sopracciglia.
[…]
Credi davvero che l’abbia scosso così il tuo apparire
leggero, tu che vai come la brezza al mattino?
Certo gli turbasti il cuore, ma turbe più antiche
si scatenarono in lui all’urto di quel tocco.
[…]

Vedi, noi non amiamo come i fiori, attingendo
da un’annata soltanto; a noi, quando amiamo
sale alle braccia un’immemorabile linfa
. O fanciulla
è
così: noi non amiamo in noi, un essere solo, futuro, ma
l’immenso fermento;
non un singolo figlio,
ma i padri, che come frane di monte
posano al fondo nostro, ma l’arido greto
di madri d’un tempo – ; ma tutto
il muto paesaggio sotto il Destino
nuvoloso o limpido – ;
questo, fanciulla, era prima di te.

E tu, tu che ne sai – tu suscitasti
tempi remoti nell’innamorato. Quali mai sentimenti
eruppero da esseri scomparsi. Quali mai
donne ti odiarono allora. Quali uomini cupi
eccitasti nelle vene del giovane? …Oh piano, piano,
fa’ qualcosa che gli sia cara, un fido lavoro giornaliero – accompagnalo
per il giardino, e in più,
dagli le notti, …..
trattienilo…

Rainer Maria Rilke, Quarta Elegia

Lo spirito delle leggi

In femminile plurale on 12 settembre 2008 at 12:31 pm

 

Il ministro Mara Carfagna vieta la prostituzione per le strade.

…e dai, su, basta fare gli spiritosi…

la rentrèe, in palestra

In femminile plurale, le città invivibili, luoghi comuni on 31 agosto 2008 at 1:42 pm

“ho già una fame…” “guarda, lascia stare, prima di venire ho mangiato cinque biscotti… e ho fame lo stesso” “Oh, no, niente fuoripasto. Io aspetto sempre la cena. Non mangio mai niente prima, mia madre mi cucina tutto per bene, quindi aspetto la cena.”

Mutandine rosa decorate da gattini manga; bianche con laccetti di pizzo di fianco; di tulle fantasia; di pizzo rosso; nere con solo una catenella di strass nel culo e in vita, di microfibra a colori accesi, di seta; culottes albicocca; o niente del tutto, sotto i calzoncini in lycra da spinning. E discorsi di ogni tipo, su ogni argomento fuorché quelli che un maschietto, sbalzato in questo tripudio di biancheria, si sognerebbe: le donne nello spogliatoio della palestra si confrontano la fame, espongono nei particolari tutti i loro fuoripasto e si assolvono a vicenda, mostrano le pance piatte e i culi duri (chi può) o sbirciano le pance e i culi delle altre con occhiate svelte (chi non può); parlano di peli, ovviamente, di cerette a braccia pancia e schiena o del rasoio, “che è tanto più pratico e da quando a una mia amica gli è scoppiato un capillare sotto l’ascella e ha sanguinato due giorni non c’è ricrescita che tenga, io con la ceretta ho chiuso”. Di merda: per la cronaca, nonostante le verdure sono quasi tutte stitiche, e questa constatazione dell’inspiegabile dà la stura a dibattiti sugli alimenti che aiutano (bandire riso, cioccolata e banane) e alle vanterie per la propria stipsi come per le prodezze di un figlioletto un po’ discolo. Le tre o quattro sopra gli anta, che vengono con borsoni di Gucci e stivali di coccodrillo e capelli rossi o gialli, e abbronzatura artificiale e trucco spesso, sono molto a loro agio: hanno le loro preferite fra le più giovani, e di solito sono ragazze toniche e spigliate, che dicono “la loro” e si sanno divertire. Le guardano con aria un po’da tenutarie, un po’ da mezzane e dicono loro: “Oh, tu sei carina, hai un bel modo. Io più passa il tempo più guardo il modo di fare delle persone. Tu ci sai proprio fare, e poi sei giovane… Ce l’hai il ragazzo?”

“no, io davanti ai dolci non mi tengo…” “ah io stasera ai miei gli faccio il risotto, che gli piace più della pasta!” “della pasta? No, no, a me la pasta non si tocca, poi se mangio il riso io che non vado già mai in bagno figurati…” “ah ma sai una mia amica per quello cos’ha provato? L’olio. Al mattino. Due cucchiai a digiuno. Va da dio.” “eh ho capito, ma se al mattino mi bevo l’olio vengo in palestra per cosa?” “ah, è vero, ma tanto se poi sei gonfia…”

…debate to be continued

In femminile plurale, in altre parole on 18 luglio 2008 at 7:49 pm

and were they stil like this, Claire wondered, these new girls, this new generation? Did they still feel a thing and do another? Did they still only want to be wanted? Were they still objects of desire instead of – as Howard might put it – desiring subjects? Thinking of the girl sat cross-legged with her in the basement, of Zora in front of her, of the angry girls who shouted their poetry from the stage – no, she could see no serious change. Still starving themselves, still reading women’s magazines that explicitly hate women, still cutting themselves with little knives in places they think can’t be seen, still faking their orgasms with men they dislike, still lying to everybody about everything.

(Zadie Smith, On Beauty)

un dessert

In femminile plurale on 21 giugno 2008 at 4:19 pm

È da un po’ che penso e ripenso a riaprire questo blog, che come vedrete dai vecchi post è un po’ disorganico e vuotino. Bene, oggi c’è una cosa che mi ha seccato abbastanza e che vorrei dire.

Mi sono imbattuta spesso nell’ultima settimana in una certa pubblicità – anche se temo che, se iniziassi a guardarle tutte con occhio critico, potrei estendere il discorso – che trovo emblematica di quanto noi donne manchiamo di amor proprio in questa forsennata lotta contro le curve.

È la pubblicità di un gelato, anzi di un “gelato”, fatto di surrogati: al posto della copertura sciropposa c’è frutta congelata, al posto del gelato c’è yogurt, al posto della base di biscotto ci sono cereali che sembrano becchime. Il tutto per 110 calorie, spiega la ragazza della pubblicità; che, nella versione scritta, aggiunge anche: “succede solo nei film che una bruttina vada dall’estetista, si compri un paio di scarpe nuove e diventi la regina della festa.” Ammesso che essere la regina della festa sia uno scopo nella vita; magari questa bruttina ha amor proprio. Magari lei se ne accorge, che sta mangiando becchime, fragole surgelate e yogurt con l’etichetta “dessert”, e preferisce mangiarsi una pesca oppure – numi! – un dessert vero, perché ha altri pensieri che sempre, sempre, sempre e solo la dieta. Magari succederà solo nei film che una bruttina con un po’ di amor proprio diventi la regina della festa, non so. Di certo succede solo nelle pubblicità che contare le calorie di quello che mangi e spacciarsi per vero un dolce finto ti faccia diventare bella, amata e felice.