Irene Soave

Archive for the ‘le città invivibili’ Category

co(nci)l(i)azione.

In le città invivibili, luoghi comuni on 4 novembre 2009 at 6:24 pm

cornetti…S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche!

Ogni mattina scendo in metrò in piazzale Baracca, e timbro l’abbonamento in una fragrante aria di burro: dal brutto ma affollato bar di fronte ai tornelli viene un profumo di cornetti che fa girare la testa. Persino al binario per Sesto mi inseguono zaffate di boulangerie. A Conciliazione; ma anche a Loreto, a Sesto Marelli, meno in Centrale, quasi sempre a Lima. Agganciata alla gola dall’odore del burro, ho comprato le brioches di quei brutti, sempre uguali baretti, ogni volta che ho preso il metro al mattino nelle mie prime settimane milanesi; purtroppo ho sempre trovato fagottini molli, tenuti tiepidicci dai ripiani caldi delle teche, tanto unti da insozzarmi persino la borsa, oltre la carta ormai trasparente del sacchetto.

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In le città invivibili, luoghi comuni on 21 ottobre 2009 at 12:38 pm

if it’s against the law, arrest me
if you can handle it, undress me

Esco con le cuffie nelle orecchie per iniziare la giornata con una colonna sonora cazzuta. Sotto il cielo grigio ascolto una cumbia, e mi immagino un bel moro che mi fa ballare in una bettola di una città più calda di questa; poi c’è I want you di Bob Dylan e penso a chi lustri fa me l’ha dedicata; ai Bluvertigo mi sento un’adolescente pop con lo zainetto sulle spalle (ce l’ho) e costretta ad andare a scuola (lo sono) e il cielo grigio sulla testa mi fa proprio liceo. Amanda Lear e la sua voce da viado mi fanno fare la mia solita fantasia di vestirmi da battona con parrucca, boa e 15 cm di tacco, mentre con la colonna sonora di Kill Bill divento una centaura vestita di pelle con un coltello in tasca, e poi ascolto Patti Smith e Janis Joplin, i Ramones e i Clash, Anarchy in the Uk e i Cure e fomento le mie anime ribelli e malinconiche. Attorno a me, strizzati nel vagone strapieno della metropolitana, hanno tutti le cuffiette. Chissà quanti Johnny Rotten e Ziggy Stardust ci sono qui dentro, con la ventiquattrore in mano.

i limoni

In le città invivibili, luoghi comuni on 19 ottobre 2009 at 8:51 pm

ed è l’odore dei limoni.

Pungente, alcolico, fresco. L’ho sentito in metropolitana l’ultima volta questa mattina, e quando mi sono girata il gel che la signora aveva sulle mani si era già sciolto, in un effluvio di limonene. E’ l’aroma del gel Amuchina, il nuovo talismano collettivo contro gli untori dell’influenza. Io mi rifiuto di comperarlo. Presto faremo come nel Medioevo, e gireremo in città con mele confitte di chiodi di garofano, da annusare quando passa uno un po’ sporco, un po’ strano. Un untore: quando certi uomini in tuta, coi capelli unti, o certe zingare, si tengono alle maniglie del vagone è tutto uno strofinare e un frugare in borsa, tutto un odore di limoni.

un mese a milano.

In le città invivibili, Uncategorized on 17 ottobre 2009 at 12:51 pm

plazer

il mio quartiere. il contatto fisico. la nuova cucina, anche se è sporca. avere con me poche cose. i croissant al mattino. milo de angelis e gadda. le librerie. il teatro.  mangiare tutti assieme coi miei compagni a pranzo. giocare con le parole. il treno. ridere. la grande grande città, che contiene tutto. le mappe nuove, i nuovi tram. imparare a usare frasi corte. essere “quella allegra”. leggere i giornali. le lenzuola rosse. una visita strana (galante?); le promesse che ci sono nell’aria del mattino, sempre più fredda, quest’odore di vacanza, le mie nuove fantasticherie.

enueg

stare ferma. sopportare. il cibo sbagliato. parlare troppo. stare sulla difensiva. diventare un maschiaccio quando mi piace qualcuno. manca il caffè, manca l’olio, manca la crema. la competizione. l’esibizionismo. manca lo zucchero, manca la chiave, manca sempre qualcosa. gli odori che c’erano qui prima dei miei, e che non vanno via. perdere tempo. litigare in metrò. il cinismo, la paura che ho degli ultimi.

cats

In le città invivibili on 14 settembre 2008 at 12:16 pm

la rentrèe, in palestra

In femminile plurale, le città invivibili, luoghi comuni on 31 agosto 2008 at 1:42 pm

“ho già una fame…” “guarda, lascia stare, prima di venire ho mangiato cinque biscotti… e ho fame lo stesso” “Oh, no, niente fuoripasto. Io aspetto sempre la cena. Non mangio mai niente prima, mia madre mi cucina tutto per bene, quindi aspetto la cena.”

Mutandine rosa decorate da gattini manga; bianche con laccetti di pizzo di fianco; di tulle fantasia; di pizzo rosso; nere con solo una catenella di strass nel culo e in vita, di microfibra a colori accesi, di seta; culottes albicocca; o niente del tutto, sotto i calzoncini in lycra da spinning. E discorsi di ogni tipo, su ogni argomento fuorché quelli che un maschietto, sbalzato in questo tripudio di biancheria, si sognerebbe: le donne nello spogliatoio della palestra si confrontano la fame, espongono nei particolari tutti i loro fuoripasto e si assolvono a vicenda, mostrano le pance piatte e i culi duri (chi può) o sbirciano le pance e i culi delle altre con occhiate svelte (chi non può); parlano di peli, ovviamente, di cerette a braccia pancia e schiena o del rasoio, “che è tanto più pratico e da quando a una mia amica gli è scoppiato un capillare sotto l’ascella e ha sanguinato due giorni non c’è ricrescita che tenga, io con la ceretta ho chiuso”. Di merda: per la cronaca, nonostante le verdure sono quasi tutte stitiche, e questa constatazione dell’inspiegabile dà la stura a dibattiti sugli alimenti che aiutano (bandire riso, cioccolata e banane) e alle vanterie per la propria stipsi come per le prodezze di un figlioletto un po’ discolo. Le tre o quattro sopra gli anta, che vengono con borsoni di Gucci e stivali di coccodrillo e capelli rossi o gialli, e abbronzatura artificiale e trucco spesso, sono molto a loro agio: hanno le loro preferite fra le più giovani, e di solito sono ragazze toniche e spigliate, che dicono “la loro” e si sanno divertire. Le guardano con aria un po’da tenutarie, un po’ da mezzane e dicono loro: “Oh, tu sei carina, hai un bel modo. Io più passa il tempo più guardo il modo di fare delle persone. Tu ci sai proprio fare, e poi sei giovane… Ce l’hai il ragazzo?”

“no, io davanti ai dolci non mi tengo…” “ah io stasera ai miei gli faccio il risotto, che gli piace più della pasta!” “della pasta? No, no, a me la pasta non si tocca, poi se mangio il riso io che non vado già mai in bagno figurati…” “ah ma sai una mia amica per quello cos’ha provato? L’olio. Al mattino. Due cucchiai a digiuno. Va da dio.” “eh ho capito, ma se al mattino mi bevo l’olio vengo in palestra per cosa?” “ah, è vero, ma tanto se poi sei gonfia…”