Irene Soave

Archive for the ‘luoghi comuni’ Category

più realista del re (2)

In femminile plurale, luoghi comuni on 7 marzo 2010 at 12:48 pm

Dai, per una donna è facile trovare lavoro… ti vesti un po’ carina, ti metti magari una gonna e il colloquio andrà bene. Al liceo eravamo tutte donne, ovviamente non si andava d’accordo, perchè c’era molta competizione, non è come nelle classi tutte di maschi. Cioè certo che se io avessi le cosce così grosse non metterei una minigonna. Beh che male c’è, a lui piacciono le donne, quelle lo fanno di mestiere, e poi è sempre meglio andare col presidente del consiglio che con il signor rossi che ti carica in strada. Ha un culo che fa provincia. Cioè quando vedi le venticinquenni andare con uomini molto più grandi capisci tutto. Chi si loda si imbroda. Il miglior ornamento di una donna è la sua modestia. Ohi, calmati, hai le tue cose? Ieri ho mangiato come una vacca. Diciamo che non è proprio una modella. Come fa uno così a stare con lei? Donna al volante pericolo costante. Quella lì ha veramente la lingua lunga, chissà chi si crede di essere. Quella ha una voglia di c… che glie la leggi in faccia. Beh se l’è cercata. E’ carina, ma non si valorizza. E’ un cesso, ma si tira sempre giù da gara. Se la tira. Le amicizie femminili durano solo finchè arriva un uomo. Gli stranieri vengono qui e violentano le nostre donne. Tutti la vogliono, nessuno se la piglia. Dai, non facciamo gli ipocriti, le donne certe cose le guardano, la macchina bella, lo stipendio, lo stile di vita. E’ frigida. Certo che Antonella Clerici poteva anche dimagrire prima di fare il festival, con quei vestiti pareva il tendone del circo Togni. Se avessi avuto diciassette anni mi ci sarei messo pure io in fila per quella lì, si sapeva che andava con tutti.

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pulite

In le parole di oggi, luoghi comuni on 22 febbraio 2010 at 10:28 pm

“Pilato, visto che non otteneva nulla, anzi che il tumulto cresceva sempre più, presa dell’acqua, si lavò le mani davanti alla folla”.

Non siamo a una nuova Mani Pulite (Fini). Non siamo a una nuova Mani Pulite (Berlusconi) Non siamo a una nuova Mani Pulite (Alfano). A furia di ripeterlo convulsamente i nostri politici finiranno per crederci.

Della parola ”pulizia”, in questi giorni, si riempiono tutti, e volentieri, la bocca. E si arriva a vette abbacinanti di paradosso: come Silvio Berlusconi che propone misure più aspre contro il reato di corruzione. Soprattutto, dalle file (bianchissime) del suo partito inizia a levarsi un belato consistente: liste pulite, liste pulite, liste pulite. “Non candidiamo corrotti per almeno cinque anni”, è la boutade del discolo Gianfranco Fini, ad esempio. Chiede candidati puliti anche Letizia Moratti. Menomale che ci pensa subito il solerte Angelino Alfano a rintuzzarlo: “Sì al ddl anticorruzione, ma le ‘liste pulite’ devono farle i partiti”.

A Messina un gruppo di piccoli bulli è costretto a pulire la scuola insieme ai bidelli per punizione. Una donna delle pulizie, Rocchina Sabato, vince 500.000 euro al gratta e vinci, ma non vuole lasciare il lavoro. Guido Bertolaso si è detto “vittima di una catastrofe e ricoperto dal fango”, e chiede “di essere aiutato a pulire ciò che si può pulire“.

co(nci)l(i)azione.

In le città invivibili, luoghi comuni on 4 novembre 2009 at 6:24 pm

cornetti…S’ils n’ont plus de pain, qu’ils mangent de la brioche!

Ogni mattina scendo in metrò in piazzale Baracca, e timbro l’abbonamento in una fragrante aria di burro: dal brutto ma affollato bar di fronte ai tornelli viene un profumo di cornetti che fa girare la testa. Persino al binario per Sesto mi inseguono zaffate di boulangerie. A Conciliazione; ma anche a Loreto, a Sesto Marelli, meno in Centrale, quasi sempre a Lima. Agganciata alla gola dall’odore del burro, ho comprato le brioches di quei brutti, sempre uguali baretti, ogni volta che ho preso il metro al mattino nelle mie prime settimane milanesi; purtroppo ho sempre trovato fagottini molli, tenuti tiepidicci dai ripiani caldi delle teche, tanto unti da insozzarmi persino la borsa, oltre la carta ormai trasparente del sacchetto.

la guerra di piero

In al posto del cuore, femminile plurale, luoghi comuni on 29 ottobre 2009 at 11:20 am

ma sarebbe peggio essere tradita con una donna o con una trans? a tavola sul tram in classe le domande si sprecano, ma è peggio andarci con l’auto blu, a puttane, o portarsele a palazzo? ma in una trans un uomo che cosa cerca? tette e cameratismo. perchè le donne di oggi sono peggio degli uomini. la trans ti da’ il brivido della trasgressione ma la sicurezza che in fondo stai andando con una donna. certo che queste trans, se guadagnano 10.000 euro a botta. Eccetera. Sento dire un sacco di cazzate, e una sola che condivido, e l’ha detta Marrazzo: per favore, non mi rovinate. Non mi rovinate il desiderio, l’amore, la gioia di piacere, di essere desiderata. Io non voglio pensare che il sesso a pagamento sia la variante di “chi può”, e che appena uno ha un grammo di successo si arreda la vita di zoccole. Come se una donna normale fosse un surrogato per perdenti, per poveri, per persone dalla vita grigia.

più realista del re.

In luoghi comuni on 26 ottobre 2009 at 9:56 am

avrò mandato mille curriculum, ma non mi risponde nessuno. sono stata a cena al Pesce Azzurro, fanno il pesce più buono di torino, perchè è pesce fresco, cioè prendono proprio il pescato del mattino ai mercati generali.  eh l’outlet è bello ma non sopporto la gente. cioè il sabato in giro c’è troppa gente. tutti i lunedì il treno è in ritardo. certo che non puoi essere presidente della regione e andare coi trans. sono tutti uguali, destra e sinistra. le coop rosse. le toghe rosse. piazza fontana. che bel sole, stamattina, proprio un sole invernale. ci andava con l’auto blu, è quello il grave. sto cercando uno stage al ministero degli esteri. ho fatto già uno stage come organizzatrice eventi. lo stage è utile per farsi i contatti. lo stage ormai non ti danno nemmeno il rimborso spese, mia cugina dieci anni fa aveva nota spese e buoni pasto. cioè perchè i centri sociali sì e casa pound no. i centri sociali, bisognerebbe andarci con gli idranti. la religione cattolica fa più danni che vantaggi. sì però se nel terzo mondo non ci fossero almeno le missioni. oggi che il treno è in ritardo non passa mica il controllore. le tasse in italia sono troppo alte, cioè se almeno fossimo come in norvegia, che hanno le tasse alte ma poi tutto un welfare. io è dall’università che lavoro negli eventi, ho iniziato come hostess. sto facendo uno stage in rappresentanza a zero euro. i telegiornali in italia sono tutti lottizzati. se avessi avuto diciassette anni mi ci sarei messo pure io in fila per quella lì, si sapeva che andava con tutti.

playlist

In le città invivibili, luoghi comuni on 21 ottobre 2009 at 12:38 pm

if it’s against the law, arrest me
if you can handle it, undress me

Esco con le cuffie nelle orecchie per iniziare la giornata con una colonna sonora cazzuta. Sotto il cielo grigio ascolto una cumbia, e mi immagino un bel moro che mi fa ballare in una bettola di una città più calda di questa; poi c’è I want you di Bob Dylan e penso a chi lustri fa me l’ha dedicata; ai Bluvertigo mi sento un’adolescente pop con lo zainetto sulle spalle (ce l’ho) e costretta ad andare a scuola (lo sono) e il cielo grigio sulla testa mi fa proprio liceo. Amanda Lear e la sua voce da viado mi fanno fare la mia solita fantasia di vestirmi da battona con parrucca, boa e 15 cm di tacco, mentre con la colonna sonora di Kill Bill divento una centaura vestita di pelle con un coltello in tasca, e poi ascolto Patti Smith e Janis Joplin, i Ramones e i Clash, Anarchy in the Uk e i Cure e fomento le mie anime ribelli e malinconiche. Attorno a me, strizzati nel vagone strapieno della metropolitana, hanno tutti le cuffiette. Chissà quanti Johnny Rotten e Ziggy Stardust ci sono qui dentro, con la ventiquattrore in mano.

i limoni

In le città invivibili, luoghi comuni on 19 ottobre 2009 at 8:51 pm

ed è l’odore dei limoni.

Pungente, alcolico, fresco. L’ho sentito in metropolitana l’ultima volta questa mattina, e quando mi sono girata il gel che la signora aveva sulle mani si era già sciolto, in un effluvio di limonene. E’ l’aroma del gel Amuchina, il nuovo talismano collettivo contro gli untori dell’influenza. Io mi rifiuto di comperarlo. Presto faremo come nel Medioevo, e gireremo in città con mele confitte di chiodi di garofano, da annusare quando passa uno un po’ sporco, un po’ strano. Un untore: quando certi uomini in tuta, coi capelli unti, o certe zingare, si tengono alle maniglie del vagone è tutto uno strofinare e un frugare in borsa, tutto un odore di limoni.

vintage me

In in altre parole, luoghi comuni, vintage on 11 ottobre 2009 at 9:37 am

“…Poi, presso a Ciampino o alla palomba, levava gli occhi: su, su: carovane bianche di nuvole trascorrendo  a mezzo marzo nel cielo da nullo reale perseguite, anche loro, però, c’era chi s’incaricava uncinarle: ed erano le vette argentate delle antenne, come punte di pettine di carda un’ovatta: nel vello del fuggente, niveo gregge si sdrucivano da una perpetua deformabilità, poi si richiudevano in una irraggiungibile alterazione di presagi, col vento alto, freddi sbrani di azzurro.”

Cercando su google questo che è uno dei miei brani portafortuna (da dove arriva?) ho trovato un link a un vecchio sito: era il mio blog nel 2003. è ancora lì, pensate a quante carcasse rimangono sulla rete a non dire niente, solo per farsi trovare da chiunque cerchi qualunque (altra) cosa.

la rentrèe, in palestra

In femminile plurale, le città invivibili, luoghi comuni on 31 agosto 2008 at 1:42 pm

“ho già una fame…” “guarda, lascia stare, prima di venire ho mangiato cinque biscotti… e ho fame lo stesso” “Oh, no, niente fuoripasto. Io aspetto sempre la cena. Non mangio mai niente prima, mia madre mi cucina tutto per bene, quindi aspetto la cena.”

Mutandine rosa decorate da gattini manga; bianche con laccetti di pizzo di fianco; di tulle fantasia; di pizzo rosso; nere con solo una catenella di strass nel culo e in vita, di microfibra a colori accesi, di seta; culottes albicocca; o niente del tutto, sotto i calzoncini in lycra da spinning. E discorsi di ogni tipo, su ogni argomento fuorché quelli che un maschietto, sbalzato in questo tripudio di biancheria, si sognerebbe: le donne nello spogliatoio della palestra si confrontano la fame, espongono nei particolari tutti i loro fuoripasto e si assolvono a vicenda, mostrano le pance piatte e i culi duri (chi può) o sbirciano le pance e i culi delle altre con occhiate svelte (chi non può); parlano di peli, ovviamente, di cerette a braccia pancia e schiena o del rasoio, “che è tanto più pratico e da quando a una mia amica gli è scoppiato un capillare sotto l’ascella e ha sanguinato due giorni non c’è ricrescita che tenga, io con la ceretta ho chiuso”. Di merda: per la cronaca, nonostante le verdure sono quasi tutte stitiche, e questa constatazione dell’inspiegabile dà la stura a dibattiti sugli alimenti che aiutano (bandire riso, cioccolata e banane) e alle vanterie per la propria stipsi come per le prodezze di un figlioletto un po’ discolo. Le tre o quattro sopra gli anta, che vengono con borsoni di Gucci e stivali di coccodrillo e capelli rossi o gialli, e abbronzatura artificiale e trucco spesso, sono molto a loro agio: hanno le loro preferite fra le più giovani, e di solito sono ragazze toniche e spigliate, che dicono “la loro” e si sanno divertire. Le guardano con aria un po’da tenutarie, un po’ da mezzane e dicono loro: “Oh, tu sei carina, hai un bel modo. Io più passa il tempo più guardo il modo di fare delle persone. Tu ci sai proprio fare, e poi sei giovane… Ce l’hai il ragazzo?”

“no, io davanti ai dolci non mi tengo…” “ah io stasera ai miei gli faccio il risotto, che gli piace più della pasta!” “della pasta? No, no, a me la pasta non si tocca, poi se mangio il riso io che non vado già mai in bagno figurati…” “ah ma sai una mia amica per quello cos’ha provato? L’olio. Al mattino. Due cucchiai a digiuno. Va da dio.” “eh ho capito, ma se al mattino mi bevo l’olio vengo in palestra per cosa?” “ah, è vero, ma tanto se poi sei gonfia…”