Irene Soave

armata

In le parole di oggi on 2 marzo 2010 at 9:35 am

You and whose army
You and your cronies

Come on if you think
You can take us all

Arriva a consegnare le liste cinquanta minuti dopo la scadenza del tempo utile, dopo che i camerati ci hanno smanettato per giorni inserendo veline e sbianchettando nomi sgraditi; poggia i faldoni per terra, va a mangiarsi un panino, rientra, protesta perchè lo sportello è chiuso, conciona con la bocca ancora sporca di briciole, la camicia fuori dai pantaloni, gli occhi fuori dalle orbite. E’ il soldato Alfredo Milione, delegato di quella che sembra sempre più un’armata Brancaleone (Silvio Berlusconi usa altri termini) che una lista, quella del Pdl del Lazio. (A questo proposito vedere anche il bellissimo pezzettino di Lina Palmerini sul Sole 24 ore, purtroppo non online, sui rituali della consegna delle liste dei vecchi Pci e Dc)

Sempre in Lazio, ma da parte avversa, rispuntano gli scheletri della lotta armata. Francesca Mambro e Giusva Fioravanti,  marito e moglie, ex terroristi di estrema destra durante gli anni di piombo e responsabili, rispettivamente, di 96 e 93 omicidi e della strage di Bologna del 1980. Sostenitori dell’inumana (qui un suo acuto ritratto di Massimo Fini, purtroppo non online) Emma Bonino, che strepita: nessuno tocchi Caino.

Guai – di diversa caratura però – per il Pdl lombardo: la lista di Formigoni è stata esclusa (ma presenterà ricorso) per vizi di forma e procedurali. Cinquecento firme non sono valide, 127 nella lista di Penati, che però si è salvata. Il ricorso lo hanno presentato i radicali della lista Bonino-Pannella, che impugnano come un’arma il rispetto ferreo delle regole, stile sciopero bianco.

Infine, un’armata di scioperanti, ieri, ha svuotato i luoghi di lavoro italiani: gli immigrati, che producono il 10% del Pil (e chissà quanto del Pil sommerso) e che ieri non si sono presentati al lavoro. Cortei e sfilate in sessanta piazze: e davvero faceva impressione, ieri mattina, attraversare la casbah di Porta Palazzo (ci passo sempre per andare da casa mia al centro), di solito gremita e chiassosa, ieri semideserta, come rileva anche La Stampa. Oggi a Sesto San Giovanni, dove io ahimè mi trovo, l’ottimo Mario Borghezio guida una protesta dei lavoratori italiani, animata da tutto il livore che nelle sessanta piazze del primo marzo mancava.

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