Irene Soave

fai-da-te (2)

In le parole di oggi on 8 febbraio 2010 at 10:11 am

Di nuovo un tema che mi è molto caro: la chiamata indebita al fai da te da parte delle istituzioni.

Ancora nel campo dell’ecologia, quello dove, secondo me, l’appello istituzionale al “fare la propria parte” raggiunge i picchi più alti di moralismo e addirittura di delirio. Oggi leggo sul Corriere (purtroppo non è online, solo un pezzettino sul Velino) che una direttiva Ue sulla “eco-efficienza” propone (non impone, per ora) nuove misure per rubinetti e soffioni della doccia per risparmiare acqua. Ammonisce l’Agenzia europea per l’Ambiente: “Scegli di fare una doccia anzichè un bagno, ma che duri meno di 5 minuti! Lavati rapidamente, dunque, e usa un timer per controllare la durata della prossima doccia”. Beh, come dire? Userò un timer nella doccia quando i miei governanti, da me pagati, non faranno fallire i vertici mondiali sul clima e sul risparmio energetico per non scontentare le lobby. Mi farò una doccia che duri meno di 5 minuti quando ci sarà una legge decente sull’uso delle falde acquifere in agricoltura: in Italia va per usi agricoli tra il 60 e l’80 per cento dell’acqua! Eccetera.

Ma soprattutto. Beato il paese che non ha bisogno di eroi. Qui da noi, invece, si esorta all’eroismo. Fai-da-te, ovviamente. Emma Marcegaglia ha ribadito: fuori da Confindustria gli imprenditori che pagano il pizzo. Lodevole, per carità. Però poi l’associazione antiusura Sos Racket (a Milano, mica a Canicattì) è costretta a chiudere per le troppe minacce. E Lea Garofalo, ex collaboratrice di giustizia a cui è stata negata la scorta, è scomparsa da tre giorni. La Commissione Centrale le aveva tolto il programma di protezione perchè le sue dichiarazioni “non avevano avuto, fino a quel momento, autonomo sbocco processuale e gli elementi informativi raccolti erano insufficienti circa l’attendibilità, l’importanza e la rilevanza del contributo offerto”. Aveva raccontato tutto quel che sapeva su una faida di ‘ndrangheta, quella dei Garofalo-Mirabelli. Lo stato avrebbe dovuto proteggerla, non l’ha fatto: e lei si è fatta un programma di protezione fai-da-te. Viveva a Milano, conduceva un’esistenza ritirata insieme alla figlia. Non è bastato.

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