Irene Soave

luce (1)

In le parole di oggi on 2 febbraio 2010 at 2:51 pm

Seconda mattina di sole consecutiva, che a Milano è già una notizia. Non sapevo che, per questi giorni in cui febbraio sembra inaugurare la primavera con un’aria ancora gelida ma cielo azzurro e vitreo, e giornate che la luce comincia a dilatare, c’è un nome: oggi, 2 febbraio, è la festa della Candelora. Cioè della Presentazione del Signore: Giuseppe e Maria portano il piccolo Gesù al tempio, per presentarlo a Dio come è legge per i primogeniti maschi. Il saggio Simeone lo vede e dice a Dio: “Ora puoi farmi morire in pace, ho visto quello che era scritto che avrei visto, la luce con cui ti rivelerai alle genti e la gloria del tuo popolo, Israele”. In chiesa infatti oggi benedicono le candele. Ma la festa ha radici pagane, la Candelora celebrava con il fuoco di lumi e lanterne il primo scollinare dell’inverno in primavera.

E anche le pagine dei giornali accendono lumi, più o meno fiochi o accecanti, su pagine segrete della nostra storia e cronaca recente. Ad esempio, il Sismi di Niccolò Pollari sapeva del rapimento di Abu Omar, e il suo capo “sicuramente partecipò ad attività di ostacolo e sviamento delle indagini”. È scritto nelle motivazioni della sentenza dello scorso 4 novembre rese note ieri dal giudice Oscar Magi.
Sempre da un tribunale, da Palermo, Massimo Ciancimino torna a puntare un faro sul rapporto a suo dire solido e proficuo tra mafia e Stato. Dichiara che suo padre, il sindaco mafioso di Palermo Vito Ciancimino, investì i suoi sudati risparmi nella creatura berlusconiana di Milano 2. Ma soprattutto che il superlatitante Bernardo Provenzano, catturato in pompa magna subito dopo le elezioni 2006 vinte dal centrosinistra, in realtà “godeva di un accordo che gli garantiva immunità sul territorio italiano”. Cioè da latitante poteva andare e venire indisturbato tra Palermo e Roma, dove aveva addirittura un appartamento che condivideva con Ciancimino padre e tale “signor Franco dei servizi segreti”.
Chiedono – o danno – lumi pure le foto pubblicate dal Corriere, in esclusiva, di Antonio Di Pietro a una cena di Natale dei Carabinieri. È il 15 dicembre 1992, e accanto a lui siede lo 007 italiano Bruno Contrada, numero 3 del Sisde, nel mirino dei colleghi di Paolo Borsellino sin dalla strage di via D’Amelio, 5 mesi prima. Verrà arrestato pochi giorni dopo, il 24 dicembre, facendo scattare nell’entourage di Di Pietro la corsa a fare sparire le foto del simposio. Tutta la storia sul Corriere di oggi, e anche su un libro di Mario Di Domenico, prima seguace dell’ex pm e ora suo critico feroce, che uscirà per Koinè nei prossimi giorni. La sensazione, per noi giovani utenti della storia patria, è quella di girarsi in una stanza buia alla fioca luce di una candela. Vedi poco, ti sembra di aver capito da che parte guardi, poi fai un passo e incocci in un nuovo spigolo.

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