Irene Soave

sonno

In in altre parole, otia on 29 gennaio 2010 at 7:00 am

   

Sta cadendo il sonno. Le briciole scorrono turbinando lungo la strada, si raccolgono ai bordi dei marciapiedi.
Qui il sonno cade ogni giorno a mezzogiorno, con rassicurante regolarità. A volte nella discesa si scioglie e viene giù sotto forma di pioggia dorata o, quando fa freddo, di grandine dorata, ma il più delle volte la nostra siesta è calda e asciutta. Le occasionali tempeste di sonno sono innocue e accoglienti: guerre combattute a suon di crostini e pagnottelle. Una volta, anni fa, quando i bambini erano piccoli, ci svegliammo e scoprimmo che ne era caduto così tanto che eravamo bloccati in casa: aprii la porta e il salotto mi si riempì d’oro. […] 
    
     
A volte il sonno si coagula sotto forma di animali: orsi e coniglietti sono i più comuni, ma ho visto anche pecore e mucche. Questi cumuli si formano naturalmente, come i fiocchi di neve. In condizioni favorevoli queste greggi di sonno “girano per la terra”, termine colloquiale per lo spostamento dovuto al vento, o “il semplice spostamento dovuto al vento”, come lo definisce puntigliosamente O’Sullivan, rifuggendo da quello che chiama “il gergo da creduloni dei sempliciotti e dei ciarlatani”. O’Sullivan, si sa, è praticamente isolato nel suo rifiuto di vedere nel sonno forme familiari. In ogni sostanza a noi conosciuta assistiamo al formarsi di animaletti; è una tendenza scritta nella struttura stessa della materia, una deviazione statisticamente significativa verso le strutture animaliformi, in particolare quelle più graziose. L’universo, ora lo sappiamo, è ben diverso da quel gelido modello meccanico tanto inspiegabilmente caro ai fisici del passato. L’universo che ha dato origine a piume, porcellini, biscotti e balene è un universo stupido, pacchiano, amante della comodità. E soprattutto, gentile.
    O’Sullivan e i suoi severi scagnozzi sono solo l’ultima incarnazione dei nostri frugali Padri della Chiesa, che consideravano un peccato affondare nell’accogliente morbidezza del sonno, in cui ogni cosa vivente trova diletto. Il sonno, insegnavano, è composto dalle scorie delle anime rifiutate da Dio, il quale ci mastica in massa, succhia la polpa attraverso i suoi fanoni e sputa via le schifezze residue. “I dannati resteranno all’inferno come brodo e lievito”, dice Lutero. Il sonno è quel brodo, quel lievito.

(Shelley Jackson, La melancolia del corpo, minimum fax, 2004)

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