Irene Soave

esserci/farci

In le parole di oggi on 7 dicembre 2009 at 6:25 pm

“Ma ci è o ci fa?” è la domanda che ci si pone di fronte a qualcuno talmente stupido o implausibile da credere che faccia finta. Come i ciechi di Sorrento, pardon di Napoli, arrestati oggi: 53 falsi non vedenti che guidavano l’automobile, portavano i figli a scuola, facevano jogging. Verrebbe quasi un fremito d’ammirazione a leggere che erano persino riusciti a taroccarsi le pupille nelle foto dei documenti per sembrare dei ciechi doc, se non fosse che tutti i giorni c’è qualche invalido vero, come il mio amico Giacomo che ha disfunzioni motorie, al quale la patente speciale per l’auto coi pedali speciali la fanno sudare in modo crudele ad ogni rinnovo.

   “Ma ci sono o ci fanno?”  ai più scettici viene da chiederselo anche leggendo i primi titoli online del vertice di Copenhagen sul clima, che si apre oggi. “Fiducia a Hopenagen”, “Ottimismo di Ban-Ki-Moon”, “Il mondo ci guarda, diamo speranza”.  Gli scettici sperano sempre di essere poi smentiti dai fatti, ma finora i precedenti non sono lusinghieri: a Kyoto si volevano ridurre le emissioni del 5%, sono aumentate del 41. 

   E ci sono o ci fanno George & la Canalis? Sono una coppia di divi comme il faut (lei, d’accordo, un po’ meno diva di lui) o, come dicono i pettegoli, una baracconata per coprire la presunta omosessualità di lui? Sulla Stampa arriva oggi l’accorata difesa dell’amica Cindy Crawford: ci sono eccome, dice lei. “Clooney ama davvero l’ex velina mora, e presto – annuncia l’ex-top model – arriveranno le nozze”. Vabbuò.

   Infine, incredulità – ma forse è più giusto dire sfiducia – arriva dagli Stati Uniti sul caso Amanda Knox: l’ultima è Hillary Clinton, che si dichiara “pronta ad ascoltare i dubbiosi”, chiunque cioè creda che la povera Amanda sia vittima di una giustizia medievale (aggettivo che accompagna sempre la descrizione di Perugia sui media americani, quasi a suggerire che medievali siano anche le nostre corti). Ma come si permettono, ci indignamo noi, almeno io. In effetti il giudizio così prevenuto dei media americani sulla condanna della bella Amanda a 26 anni di prigione è irritante. Come se fossimo una repubblica delle banane dove “solo avendo amici, potere o denaro – così la corrispondente di Vanity Fair, Judy Bacharach – riesci a uscire indenne dal sistema della giustizia”. (Ma poi lo siamo? O ci facciamo soltanto?)

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