Irene Soave

figli

In le parole di oggi on 6 dicembre 2009 at 2:11 pm

Torno a casa dei miei per il ponte dell’Immacolata (già, in Piemonte Sant’Ambrogio non se lo fila nessuno) e dormo undici ore consecutive. Quando mi alzo mia mamma mi prepara il caffè e chiacchieriamo in cucina. Ogni tanto fa strano tornare figli. Ma sono in buona compagnia, perchè i protagonisti delle notizie della settimana siamo stati proprio noi.

Una generazione di figli, a cui si è rivolto lunedì Pier Luigi Celli in un’arringa ore rotundo su Repubblica. Figli (benestanti), dice, andate all’estero a studiare e lavorare, perchè qui la torta se la sono già spartita genitori e nonni. Gli risponde – e bene – pochi giorni dopo Benedetta Tobagi, figlia di.

Un epistolario all’italiana. Ma anche nella più civile Germania il ministro per la famiglia Kristina Koehler, già bersaglio di critiche perchè senza prole, è caldamente invitata a sposarsi dai colleghi della Cdu e, pare, dalla stessa Angela Merkel. Convolerà a febbraio, obbedendo alla grande famiglia del suo partito. 

   E come se già non bastasse il senso di colpa costante, ora per le mamme lavoratrici che i figli li portano all’asilo subentra il legittimo sospetto: nelle mani di chi li si lascia, tutte le mattine, con la fretta di bollare in ufficio? L’asilo privato “Cip e Ciop” di Pistoia, idilliaco quando ci entravano i genitori per mano ai marmocchi, diventava a porte chiuse una Guantanamo gestita da due pazze violente, un pensiero che fa prudere le mani anche ai più garantisti. Così come indigna la storia della piccola Anne Ye, di 11 anni, morta per le esalazioni dei solventi in una fabbrica di scarpe clandestina vicino a Macerata dov’era impiegata la compagna del padre. E dove sembra – ma chissà se è vero, e se è vero come mai non se n’è accorto nessun insegnante, nessun vicino, nessun medico – che dopo scuola facessero lavorare anche lei. 

   E’ una storia di figli, infine, anche quella tristissima di Stefano Cucchi, morto in carcere il 22 ottobre, che dimostrava molti meno dei suoi 31 anni e aveva l’aria da adolescente sulla china sbagliata. A rieducarlo ci hanno pensato le istituzioni, con la mano pesante del padre-padrone che delle persone affidate a lui dispone come gli pare e piace. Un’indagine interna, giovedì, ha assolto le guardie carcerarie ed i medici del Pertini che lo hanno curato. Il giorno dopo la Direzione generale delle carceri parla invece di “responsabilità a tutti i livelli”. Chissà come andrà a finire. Per il momento è già un miracolo che questa storia resti a galla sui media, grazie soprattutto agli sforzi della famiglia di Stefano, quella vera, e soprattutto della sorella Ilaria.

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